My life 2.0

10 03 2009

My Life 2.0

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Cittadini di Gaza

4 01 2009

Ramallah, 27 dicembre 2008.

E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua.

Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di
concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la
differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i
bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?
Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l’elettricità in sala
operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili – ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un
attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa.
La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro
razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato
naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili – e
d’altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che
chiacchierano di Palestina, qui all’angolo della strada, sono per le
leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale,
una forza combattente? – se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele?

Se l’obiettivo è sradicare Hamas – tutto questo rafforza Hamas.

Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l’esercizio della democrazia – ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare – non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l’altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa – la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.

E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi
processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente – e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto – perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l’ennesima arma di distrazione di massa per l’opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come – testuale – gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l’unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati – perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell’occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall’altro lato del Muro?

Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l’indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita – solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi – perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? – siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione – e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell’aria, come sugheri sull’acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità, libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, una clinica forse? delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi – no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia – sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete – e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori – no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant’anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Ar endt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull’ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l’esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l’altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna
autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo
apartheid – e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane,
tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico
formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l’ennesimo
collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori.

La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio,
il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un
altro Muro.

Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

(Mustafa Barghouthi)

La lettera di M. Barghouthi (parlamentare palestinese) che riassume ferocemente e limpidamente l’impasse mediatico creatosi intorno alla questione palestinese.

Personalmente credo che dovremmo sentirci tutti Cittadini di Gaza e provare a pensare un pò come potremmo mai vivere…

FreePalestine





Idee Spaziali

17 12 2008

cym_01Come ogni innovazione, Internet mostra i due lati della medaglia: l’unico modo per evitare i pericoli di un nuovo strumento è leggere attentamente le sue istruzioni. Come educare allora gli screenager, così chiamati perché a contatto continuo con lo schermo”         (Repubblica.it)

Gli adolescenti soli sul Web, online soprattutto le ragazze tra i 12 e 14 anni. Sempre più soli, chiusi in camera a chattare e confidarsi con gli amici, invece che con i genitori.”  (Leggo Newspaper)

Gli adolescenti italiani impazzano su chat e social network. In crescita l’uso di Internet tra i giovani, ma anche il rischio violazione privacy.”                 (Magazine Libero.it)

” Le ripercussioni possono essere serie. Le masse adolescenziali non hanno gli strumenti per una corretta ‘decodifica’ delle risposte che leggono su internet con il rischio di interpretazioni dannose sul piano psicofisico.” (Repubblica.it)

E’ un po’ che mi diletto a esplorare la rete attraverso le sue infinite strade ed ogni volta che cerco qualcosa che riferisca alla relazione Web – Adolescenti – Educazione non riesco a non rimanere sbalordito di come l’immagine di questa relazione sia così distorta nel nostro paese. Dalle notizie su magazine online agli interventi nei blog fino agli eventi discussi, si parla praticamente solo di pericoli, “strumenti per decodificare” o normative, senza rendersi conto, ancora una volta mi verrebbe da dire, di quanto sia inutile e obsoleta l’idea di potersi approcciare alla realtà partendo dal mettersi al riparo, dal proibire ciò che non si conosce.

Mi piacerebbe infatti comprendere in che modo una generazione come quella al potere oggigiorno possa fornire degli strumenti di decodificazione, delle normative o anche solo dei consigli d’uso alle generazioni odierne nate e cresciute nell’era digitale ed incredibilmente più avanti nell’approccio allo strumento Web.

” Un tempo neppure si facevano certe domande ai genitori: il sesso è rimasto tabù per molte generazioni. Solo con i compagni di gioco si aveva la faccia di affrontare certi discorsi e spesso le risposte erano più confuse delle domande. Adesso c’è internet ma il disordine culturale che regna nella rete rischia di fare nuove vittime: “Per questo urge una legislazione internazionale che tuteli i fruitori, soprattutto in età evolutiva”, reclama l’Osservatorio sui diritti dei Minori.”        ( Repubblica.it)

Io credo, con tutto il rispetto per l’Osservatorio sui diritti dei Minori, che il disordine culturale a cui fare attenzione non è quello che regna nella rete…..semmai quello che porta il nostro paese ad essere in mano unicamente ai settantenni….con tutto il rispetto per i settantenni (dai papà nun t’incazzà!!)

Il fatto di essere cresciuti in una società con i suoi tabù e le sue regole non può farci (e mi ci metto anche io con i miei 30 anni…) chiudere gli occhi di fronte a nuovi spazi di comunicazione ed espressione, nuove strade di conoscenza, nuove regole. Probabilmente proprio l’esasperazione di quei tabù ha contribuito a delineare la strada che ha intrapreso il mondo degli adolescenti online: è la richiesta di spazio che finalmente trova uno strumento di massa, accessibile e comprensibile per tutti.

Il social networking consente non solo di crearsi uno spazio personale ma anche di interagire in modo attivo con i propri contatti. Di scambiare idee e costruire conoscenza, con la libertà di scegliere la rete di cui far parte e soprattutto di farlo in modo semplice ed accessibile per tutti.

Spazio e idee.

Ecco i “nuovi” Tabù.





RomeCamp2008

24 11 2008

Tra le tante novità che il web porta nelle nostre vite in termini di riprogettazione delle abitudini e delle forme comunicative, quella del BarCamp è sicuramente una delle più interessanti.

romecamp-101

“ BarCamp è una rete internazionale di non conferenze aperte i cui contenuti sono proposti dai partecipanti stessi […]

BarCamp e’ una nonconferenza, così come solitamente intendiamo per   conferenza,  che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero (WIKIPEDIA)  “

Il “Romecamp 2008”, che si è svolto venerdì 21 e ssabato 22 novembre a Roma presso la facoltà di Economia “Federico Caffè” dell’università Rome Tre, è stato uno degli avvenimenti del Barcamp Italia.

E proprio come suggerisce Wikipedia la sensazione è quella di un luogo aperto e libero dove il sapere non è più fonte di potere, bensì di condivisione.

Un luogo dove non ci sono relatori ma sono i partecipanti a proporre argomenti di discussione (utilizzando una semplicissima quanto funzionale bacheca) con lo scopo di favorire il confronto e la condivisione di temi legati al Web, una riunione aperta quindi che trasforma la conferenza in possibilità comunicative reali.

Romecamp2008 aveva come tema “Idee per il futuro: Ambiente, Tecnologia, Società” ,  temi straordinariamente attuali ed importanti ed è stato piacevole ascoltare quello che i blogger ed i partecipanti in generale avevano da dire in un’atmosfera di “goliardica serietà”. Ho ascoltato tra gli altri l’incontro sulla sociologia dei Social Network, motivo principale della mia presenza a Roma, visto l’interesse crescente che sto sviluppando verso questa “nuova” tecnologia.

Credo che sia veramente importante per chi si occupa di educazione o comunque per chi entra in relazione con il mondo dell’adolescenza considerare e studiare questo fenomeno che si evolve a ritmi frenetici seguendo strade che la nostra generazione credo faccia fatica a comprendere, nonostante tutto.

Tutto l’interesse che la mia generazione ha mostrato verso il web è stato secondo me spinto sia dalla voglia di scoprire qualcosa di nuovo, ma soprattutto dall’incredibile possibilità di guadagno che le cose nuove portano con sè.

Ora però una nuova generazione sta crescendo e cresce considerando il web da una prospettiva nuova: l’adolescente oggi non utilizza il web come uno strumento (di conoscenza, guadagno, informazione) ma fa tutto ciò sul web. La differenza è tanto sottile quanto importante: Strumento Vs Metodo.

Da questo punto di vista il Romecamp2008 sembra esprimere tutto il suo valore nel semplice fatto di esistere: rappresenta, infatti, l’esempio di come poter raggiungere un obiettivo reale (discutere e confrontarsi) attraverso una metodologia tipica del web, quella della partecipazione democratica e gerarchicamente orizzontale.

Per approfondire:

www.romecamp2008.it

www.barcampitalia.org

www.barcamp.org





La storia delle cose

5 11 2008

Un interessante video che descrive ciò che ci circonda….





Partire…

26 08 2008

Un viaggio è curiosità, evasione, scoperta…perdizione.

È enigma da risolvere lungo il selciato, soluzione da spulciare attimo per attimo negli sguardi della gente, nel profumo di sé stessi, nel riflesso delle cose.

È onda che ci trascina verso nuovi mondi….valicando scogli brilla illuminata dal sole e si fa bella al tocco della luna.

È pennello che dipinge alla rinfusa colorandoci di nuovo;

è suono aritmico dei pensieri;

è movimento confuso;

è improvvisare noi stessi con l’Io cullato tra le braccia di Morfeo.

Un viaggio è una stretta di mano, un sorriso lievemente accennato, un bacio rubato, un gioco di sguardi che cela apatia, sfida, apertura…tepore.

È continuo girovagare all’impazzata in quell’isola chiamata “Me”…alla ricerca di un “Noi” continente.

Noi abbiamo viaggiato, ci siamo persi e ritrovati, continuate,

la nostra anima muore di inerzia e di freddo

ma vive di forme nel caldo vortice emozionale.

Buon Viaggio…





Hello world!

26 08 2008

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